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LIBERTA’ MINIMALE. Con pochi adattamenti, un mansardato McLouis diventa accessibile
Alessandro Moresco e Margherita Giacoletti vivono a Piosacco, a pochi chilometri da Torino, in una zona molto piacevole dove le case a schiera nel verde sono state realizzate secondo criteri antibarriere. La giovane coppia abita al pianterreno, provvisto fin dalle origini di un adeguato scivolo per l’accesso perché margherita, attrice e cantante jazz per passione, ha serie difficoltà motorie. L’abbiamo conosciuta nella compagnia teatrale dello spettacolo “ Anche le farfalle si innamorano”. Della vita in camper era più pratica lei del marito, per via di precedenti esperienze con mezzi a noleggio o in proprietà; ma dopo l’ultima vacanza all’estero e le difficoltà riscontrate in alberghi e città, ecco nascere proprio in lui l’esigenza di acquistare un camper per viaggiare senza problemi. Detto fatto, eccoli alla ricerca di un mezzo idoneo, con prudenza tutta torinese: meglio un nuovo economico, per esperienza informale prima di scelte definitive, senza eseguire trasformazioni radicali per poterlo rivendere più facilmente. In pratica: “ proviamoci con un mezzo normale, poi a realizzarne uno specifico penseremo in futuro , una volta individuati i veri bisogni.” Che poi, in effetti, sono già venuti in evidenza dopo i primi week end: buona la soluzione viaggio, ma ci vorrebbe una toilette più accessibile e spaziosa. Comunque, fedele all’intento originario, Alessandro ha provveduto da sé ad alcune trasformazioni minime. Si tratta di interventi davvero elementari, ma li citiamo volentieri per dimostrare come, in molti casi, non siano indispensabili le più costose soluzioni a misura. Anzitutto niente pedana di sollevamento, provvede Alessandro a sollevare Margherita sia in cabina che sulla mansarda; per i movimenti all’interno, lei si sposta con un semplice sgabello su ruote,cui accede dal sedile girevole della cabina. Il vano toilette, inoltre, è dotato di un altro seggiolino in alluminio per l’accesso al wc Thetford. Per dormire, infine, è bastato scegliere la versione di serie del McLouis Lagan 410 con panchetta longitudinale unica(diversa dalla versione 430 con dinette singola). Con poche modifiche, dunque, questo minimansardato si rileva già sufficiente per la mobilità di Margherita, in carrozzella da 25 anni, che dopo l’esperienza con un CI Itaca a noleggio si sente finalmente “ navigare” in uno spazio tanto più ampio. Ma il veicolo è talmente maneggevole che Alessandro ci va tutti i giorni al lavoro (è tipografo) mentre lei, con patente speciale da diversi anni, raggiunge quotidianamente l’ufficio amministrativo di una grande azienda a bordo di un’auto con ausili.
G.V. ( P.A. n. 372/373 pag. 10)
GLI ANGELI DI GIUSEPPE. Grazie al camper la famiglia di un disabile grave può finalmente muoversi in libertà, per le terapie e la sacrosanta ricreazione.
Tre anni or sono il giovane Giuseppe, alla guida di una moto, si scontrava contro un camion che non rispettava la precedenza; rialzatosi per alcuni istanti apparentemente incolume, cadeva subito dopo in stato di coma. Seguiva una terribile serie di operazioni, oltre venti, tra cui tracheotomia e lobotomia, che lo lasciavano in vita ma in stato di assoluta inabilità, fisica e mentale. Il ragazzo ha la respirazione assistita e non è autosufficiente per alcuna funzione vitale: ha bisogno di assistenza completa e va rigirato nel letto ogni due ore. Da qui una serie di esigenze: bombola d'ossigeno, aspiratore del muco e macchina del respiro sempre al seguito, meccanismi di sollevamento, un letto speciale e carrozzine per usi vari. Un vero calvario per i genitori Giovanna e Francesco Rossi di Cassola (VI), ormai praticamente reclusi in casa, salvo che per le visite nei vari ospedali, per raggiungere i quali devono per colmo servirsi di ambulanze a pagamento. Fortunatamente il papà, già dirigente bancario e con alle spalle un'importante carriera politica, dispone di capacità e strumenti dialettici per destreggiarsi tra le varie burocrazie (ha un contenzioso aperto con la ASL) e sa difendersi ben più di tante altre famiglie meno dotate. Ma quanto agli strumenti indispensabili per la mobilità, ha dovuto procedere per tentativi: dopo aver frequentato invano vari costruttori di ambulanze e diversi carrozzieri, è approdato all'idea del camper, subito riscontrando la difficoltà di modificare per le sue necessità le autocaravan di serie e perciò rivolgendosi al mondo degli allestitori su misura. Ne visitava tanti ma, per un caso particolare come il suo, gliene serviva uno disposto anche a una lunga serie di visite a domicilio, per immedesimarsi nei vari problemi. Finalmente lo trovava in Nicola Sabato della Nuova Camper Marostica, dimostratosi puntuale perfino nella consegna del veicolo, allestito in soli tre mesi. E ora, grazie al camper la famiglia Rossi non è soltanto sollevata dalle difficoltà di spostamento per le terapie, ma può guadagnare in qualità della vita. Come dice propriamente il papà di Giuseppe: <,Con il camper sarà come uscire di galera per noi! Ma farà bene pure a nostro figlio: molti medici ci hanno detto che stare nel verde e nella natura non potrà che migliorare le sue condizioni. > G. V (PleinAir)
Il Veicolo in breve
Tipologia Monoscocca mansardata Fibregiass in vetroresina, allestita su Mercedes Sprinter 316 CDI a cambio automatico (climatizzatore in cabina) dalla NUOVA CAMPER MAROSTICA.
Dimensioni (Lxixh) 670x218x 300 cm; altezza pianale da terra 80 cm; massa a pieno carico 35 quintali.
Dotazioni scocca Porta laterale e grande portelione posteriore e Portapacchi con scaletta e Piedini idraulici in lega e Veranda e Telecamera per retromarcia.
Dotazioni abitacolo Generatore elettrico e condizionatore e Bombolone gpl e Stufa Combi 6000 e Riscaldatore a gasolio Eberspácher a Frigo a compressore da 1 1 5 litri e Cucina con forno Smev e Matrimoniale in mansarda e Dinette a due posti e Vano toilette convenzionale.
Dotazioni speciali Elevatore pieghevole Handytec o Letto singolo su ruote, ortopedico e reclinabile e Argano elettrico scorrevole su binario.
Un viaggio di 26000 KM. Paraplegico sin dall'infanzia a causa della poliomelite, Vincenzo Russo dopo gli studi ha speso la sua vita professionale nelle attività di insegnamento e formazione, ma anche nell'impegno per rivendicare i pari diritti delle persone con disabilità. Quando gli è venuta l'idea romanzesca di effettuare il giro del mondo a bordo di una sedia a rotelle gli amici, anziché dargli dei matto e fornirgli piuttosto l'indirizzo di un buon villaggio turistico, per tutta risposta hanno costituito un'associazione (si chiama Al di Là dei Limiti) con lo scopo di sostenere Vincenzo nella realizzazione dell'ambizioso progetto. Ma come si svolgerà l'impresa?La partenza avverrà nel settembre 2007, e saranno percorsi in totale 26.000 chilometri su strada con circa 240 tappe complessive (il rientro è previsto nell'arco di circa quattordici mesi). L'itinerario si svilupperà su strade pianeggianti, transitabili con carrozzina elettrica, prevedendo l'attraversamento di regioni con condizioni climatiche accettabili e di luoghi con buona densità abitativa. Indispensabile supporto dell'impresa sarà la carrozzina elettrica Superfour della ditta tedesca Otto Bock, equipaggiata con tanto di navigatore, dotata di un'autonomia di circa 200 chilometri e in grado di superare pendenze fino a 22 gradi. Altrettanto fondamentale il supporto dei camper accessibile Rimor fornito dalla lppocamper di Rieti, dotato di meccanismo Easy Rail: il veicolo sarà la base logistica diurna e notturna (oltre che magazzino viveri e ricambi) per Vincenzo e per le due persone che a turno lo seguiranno nell'impresa.
M. B. (tratto da P.A.M ottobre 2006 n. 411)
Consegnato il Camper al piccolo Gabriele (09/10/2006)
In tanti hanno sostenuto l’iniziativa di solidarietà per l’acquisto di un camper speciale a un bambino con una grave forma di distrofia muscolare. La consegna dell’allestitore veneto NUOVA CAMPER MAROSTICA alla famiglia. 
Fai felice Gabriele e te stesso! Sostieni la nostra iniziativa di solidarietà! Così aprimmo lo scorso anno, proprio in questi periodi, sul nostro portale e in diversi canali informativi a livello regionale e nazionale ( leggi la nota cliccando al seguente link.) http://www.vendesicamper.com/magazine/leggi_news.asp?id=153 la gara di solidarietà. Per qualcuno fu poco più di uno slogan, ma per tanti un gesto concreto e sincero per aiutare un piccolo bimbo di 6 anni affetto da grave distrofia muscolare, in cui avere un camper personalizzato alle sue esigenze per conquistare la piena autonomia nei trasferimenti alle strutture sanitarie, ma anche ritagliarsi momenti di libertà, a contatto con la natura ed il prossimo. Un camper realizzato dalla Nuova Camper Marostica da tempo specializzata nella realizzazione di veicoli per disabili e per la qualità del prodotto,che per la disponibilità nella realizzazione di soluzioni aventi il massimo della personalizzazione. Montato su meccanica Mercedes Sprinter,ha una robusta scocca in vetroresina in cui spicca l’apertura della porta maggiorata e due simpatici delfini stilizzati di color verde simbolo di amicizia e gioia di vivere; all’interno, oltre alla tradizionale impiantistica, sono state installate specifiche e costose attrezzature medicali che consentiranno la piena autonomia in qualunque luogo al piccolo Gabriele. Un grazie dunque a tutti coloro che hanno creduto e sostenuto questa bella iniziativa e da parte nostra i migliori auguri per il piccolo Gabriele.
Da tre storie di alpinismo, raccontate da un alpinista, altrettanti insegnamenti di vita. Il coinvolgente ritratto di tre personaggi che ci aiutano a combattere i pregiudizi e le barriere mentali, prima ancora delle barriere fisiche. (Testo e foto di ALBERTO CAMPANILE -- P.A. n374 sett. 2003)
Stefano Melani
Quando cominciammo ad arrampicare, dubitai nella riuscita dell'impresa. Mi sbagliavo: a Stefano Melani sono state sufficienti cinque ore per salire la Ferrata Olivieri alla Punta Anna, nel gruppo delle Tolane, e scendere al Rifugio Dibona. Un tempo buono anche per escursionisti allenati, eccezionale per Stefano, un ragazzo affetto sin dalla nascita da paraparesi spastica, con un'invalidità riconosciuta del 55%. Ha affrontato la scalata con decisione e caparbietà, non ha avuto un attimo d'esitazione, neanche quando la pioggia aveva reso scivolosa la parte finale della parete. Tra le ferrate, la Olivieri è considerata dagli escursionisti esperti piuttosto impegnativa, perché priva di scalette, anche nei tratti più esposti e verticali, attrezzati quasi esclusivamente con funi metalliche. Per Stefano ogni ascensione è impegnativa e faticosa, lo scarso controllo dei movimenti e degli arti gli rende complesso e difficile ogni movimento. «A volte braccia e gambe fanno quel che vogliono. Ad ogni passo devo verificare se il piede può sorreggere il peso del corpo o se la mano è in grado di sorreggermi. Per affrontare i rischi di una scalata, devo allenarmi molto, ma credo nelle mie possibilità. spiega Stefano. Con l'esperienza maturata in vent'anni d'alpinismo, ha perfezionato una tecnica assolutamente personale che gli consente di sfruttare al meglio le proprie forze e di economizzare le energie. Ogni salita per lui è come una maratona solitaria, che deve e vuole portare a termine senza l'aiuto di nessuno. Durante la scalata della Punta Anna, ha affrontato le difficoltà con grande concentrazione e serenità, senza chiedere aiuto né ad Alfredo Pozza (la guida alpina che lo assicurava), né al padre Franco. Così è stato per la salita della Ferrata Brigata Tridentina al Pisciad, per la salita al Monte Averau, per la Ferrata Siggioli al Pizzo d'Uccello, per le escursioni invernali, su vie di ghiaccio con pendenze attomo ai 50'. Stefano, come tutti i disabili, ha dovuto lottare con l'ignoranza di persone poco sensibili e diffidenti nei confronti di chi è più debole o meno fortunato. Un esempio? Quando iniziò la scuola elementare solo pochi insegnanti sono stati disposti ad accettarlo in aula, Nonostante le difficoltà è riuscito a diplomarsi alle magistrali e a trovare un'occupazione presso il Comune di Scandicci in provincia di Firenze. «Bisogna imparare a convivere con il proprio handicap, accettarlo con serenità. Sulla mia pelle ho imparato che non bisogna arrendersi davanti a chi vorrebbe relegarci in un mondo di serie B. La ricerca dell'avventura è uno stimolo anche nella vita di tutti i giorni; è entusiasmante sfidare le difficoltà, lottare per un obiettivo. La montagna ripaga le fatiche con la gratificazione di aver infranto una barriera. I limiti fisici ci condizionano meno di quelli psicologici; tutti possiamo ottenere di più, basta volerlo ».
Maurizio Marsigli
“ Non sempre vince il torero" è il nome di una via breve, appena 8 metri, ma veramente difficile. La parete sporge di quattro, senza concedere un attimo di riposo; di appigli naturalmente ce ne sono, ma sono tutti piuttosto piccoli, buchi nei quali trova spazio solo la prima falange di due dita. Difficoltà? Dall'ottavo al decimo grado. A liberare questa via, per anni ritenuta la più impegnativa della falesia di Badolo e dell’ Emilia Romagna, è stato Maurizio Marsigli. Bolognese, classe 1954, geologo, conferenziere, istruttore della FASI (Federazione Arrampicata Sportiva Italiana), giomalista, ciclista, canoista, il mitico "Gatto" è riuscito a salire pareti straordinarie anche se il virus della poliomielite, contratto a ventidue mesi d'età, gli ha reso inservibile l'arto inferiore destro. Chi scrive è stato testimone di alcuni suoi exploit, compresa la scalata di "Non sempre vince il torero". Ha salito la via in modo pulito, secondo le regole dell'arrampicata sportiva; ha perfino rinunciato al tutore ortopedico, che gli permette di camminare senza ricorrere alle stampelle. Questo apparecchio, realizzato dal Centro Protesi di Vigorso di Budrio, è costituito da due aste longitudinali che partono dalla base del piede e arrivano alla radice della coscia, bloccate alla gamba da cinture. Ovviamente il tutore del "Gatto" è stato realizzato con materiali sperimentali che garantissero robustezza e soprattutto leggerezza (un tutore in acciaio pesa circa 2 chili e mezzo, quello di Maurizio appena 600 grammi ).L'attività di Maurizio non si è limitata soltanto alle comode e sicure vie di palestra: da capocordata ha salito centinaia di vie nelle Do lomiti, ha percorso cascate di ghiaccio, scalato la parete sud della Marmolada per tre diverse vie di sesto grado, ripetuto in solitaria la Via Minuzzo sulla parete nord della Cima Grande di Lavaredo. Insomma non si è mai adattato a quel ruolo subalterno che alcuni benpensanti gli avevano consigliato. Per un certo periodo si è dedicato a tempo pieno all'arrampicata: «Vivevo alla giornata, un po' di espedienti, non ho mai avuto dei veri sponsor; le case produttrici mi fornivano l'attrezzatura e qualche rimborso spese, nient'altro. Nessun'azienda aveva l'interesse di legare il proprio marchio a un disabile; commercialmente un poliomielitico ha un immagine meno positiva di un ragazzo tutto muscoli, abbronzato, meglio se alto e biondo. Io al massimo potrei costituire un modello per le persone nelle mie stesse condizioni, che di fatto sono emarginate» dice con un po' d'ironia.
Insomma un fulgido esempio d'atleta, che nonostante la gamba malata riesce a scalare; ma le imprese, quelle vere con la 1 maiuscola, sono un'altra cosa. «Quando ho cominciato ad arrampicare pochi mi hanno aiutato, perché portare in parete un poliomielitico era una responsabilità che nessuno voleva accollarsi,,. Da alcuni anni, il "Gatto" si dedica all'arrampicata sportiva e al ciclismo amatoriale (lo scorso anno si è aggiudicato il Campionato del Mondo della sua categoria, n.d. r.). Alla soglia dei cinquant'anni, l'amico Maurizio non si è mai arrestato davanti agli ostacoli, non ha perso quello spiritaccio ribelle, polemico e libero che gli ha permesso di battersi contro i pregiudizi. Per lui, resta importante vivere intensamente. “ Non ho mai potuto copiare il compito dagli altri, ho dovuto scrivere la mia vita con quello che avevo, senza guardare quel che mi manca. L'importante è non arrendersi davanti a nessuna barriera; questo naturalmente vale per tutti, anche per chi ha tutte e due le gambe sane”.
Elvio Terrin
La loro vita è cambiata all'improvviso, alle 21 del 5 maggio del 1979. Elvio Terrin e Vittorio De Savorgniani, detto Toio, stavano bivaccando in una tenda a 7.400 metri di quota. La cima del Manaslu, un colosso alto ben 8.125 metri e sacro ai nepalesi, sembrava vicina. Avevano già superato la parte più impegnativa di una difficile via nuova, senza mai ricorrere all'aiuto dell'ossigeno. La spedizione, composta da arrampicatori esperti (Lorenzo Massarotto capo spedizione, Bruno Di Lenna medico, Marco Simoni e Maurizio Zanolla in arte Manolo), aveva come obiettivo la cresta est, una parete lunga e impegnativa già tentata da numerose spedizioni. Da alcune ore fioccava abbondantemente, il settimo tra i mitici ottomila himalayani aveva completamente cambiato aspetto e mostrava il suo volto più crudo. All'improvviso un sinistro boato, e una valanga enorme scosse i fianchi del Manaslu trascinando ghiaccio, rocce e speranze. Fortunatamente non colpì il campo, ma lo spostamento d'aria fu sufficiente per lacerare la tenda e far sparire nella bufera parte dell'attrezzatura. «Dovevamo scendere subito, non avevamo alternative. La valanga aveva portato con sé guanti, ramponi e parte dell'abbigliamento tecnico. Cominciammo a camminare nella tormenta e, dopo 5 ore di marcia estenuante nella neve fresca, finalmente arrivammo al Campo Tre. Dopo aver massaggiato a lungo mani e piedi cedemmo alla stanchezza. Ci risvegliammo con le mani bianche e le dita insensibili, dure come pezzi di legno,, ricorda Elvio. Con l'aiuto dei compagni, Elvio e Toio tornarono al campo base; il loro viaggio continuò in elicottero fino a.Kath mandu, in aereo a Vienna e in treno a Innsbruck. Furono ricoverati in una clinica specializzata in congelamenti, ma dopo più di due mesi di cure arrivò la mazzata. “ Mi svegliai senza dita”. Me le avevano amputate fino alla prima falange compresa; si erano salvati solo l'indice e il pollice della mano destra. Anche Vittorio subì lo stesso trattamento... Fu veramente dura tornare a Venezia,, confessa Elvio. “ Avevo assoluto bisogno di sentirmi attivo e di lavorare, anche per pagare i debiti della spedizione. Lavorai prima con Sandro Valcanover al Rifugio Chiggiato, poi come falegname e progettista. Dovetti esercitarmi a scrivere e imparare a prendere gli oggetti senza poter contare sulle falangi, Appena la pelle delle dita me lo consentì, tornai sulle crode. Salii due vie nelle Marmarole: una breve sulla Cima d'Aieron e la Castiglioni Tutino alla Cima Salina, quarto grado, 500 metri di quota. Quelle scalate non hanno giovato alla cicatrizzazione della pelle, ma sono state importanti per riprendere fiducia nelle mie possibilità. Il tempo rimarginò anche le ferite non esposte alla luce del sole, accettai di vivere senza dita». L'handicap non ha limitato Elvio in nessuna scelta, e neanche la sua passione per la montagna che condivide con la moglie Daniela e la figlia Maria di 9 anni. Completati gli studi di industrial designer, ha cominciato ad esercitare l'attività di disegnatore e progettista d'arredo. Ha salito itinerari con difficoltà fino al sesto superiore e alcune vie nuove sulle Dolomiti; in falesia, a Erto, è riuscito a salire in libera (senza usare i chiodi per progredire) le vie Mata Hari e Contessa, di settimo e ottavo grado, attaccandosi a un solo ancoraggio. Elvio ha accettato di rendere pubblica la sua esperienza, perché potrebbe essere utile ad altri con gli stessi problemi. “Disabili non significa essere non abili, certo senza dita ci sono più difficoltà, ma non per questo bisogna sentirsi limitati o rassegnarsi. Le vere barriere da infrangere sono principalmente mentali; e questo chi pratica l'alpinismo lo sa…”.
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